primi compagni di santo Francesco con tutto isforzo s’ingegnavano
d’essere poveri delle cose terrene e ricchi di virtù,
per le quali si perviene alle vere ricchezze celestiali ed
eterne.
Addivenne un dì che, essendo eglino raccolti insieme
a parlare di Dio, l’uno di loro disse quest’esempio:
«E’ fu uno il quale era grande amico di Dio, e
avea grande grazia di vita attiva e di vita contemplativa,
e con questo avea si eccessiva umilità ch’egli
si riputava grandissimo peccatore; la quale umilità
il santificava e confermava in grazia e facevalo continuamente
crescere in virtù e doni di Dio, e mai non lo lasciava
cadere in peccato». Udendo frate Masseo così
maravigliose cose della umiltà e conoscendo ch’ella
era un tesoro di vita eterna, cominciò ad essere sì
infiammato d’amore e di desiderio di questa virtù
della umiltà, che in grande fervore levando la faccia
in cielo, fece voto e proponimento fermissirno di non si rallegrare
mai in questo mondo, insino a tanto che la detta virtù
sentisse perfettamente nell’anima sua. E d’allora
innanzi si stava quasi di continovo rinchiuso in cella, macerandosi
con digiuni, vigilie, orazioni e pianti grandissimi dinanzi
a Dio, per impetrare da lui questa virtù, sanza la
quale egli si reputava degno dello inferno e della quale quello
amico di Dio, ch’egli avea udito, era così dotato.
E standosi frate Masseo per molti dì in questo disiderio,
addivenne ch’un dì egli entrò nella selva,
e in fervore di spirito andava per essa gittando lagrime,
sospiri e voci, demandando con fervente desiderio a Dio questa
virtù divina. E però che Iddio esaudisce volentieri
le orazioni degli umili e contriti, istando così frate
Masseo, venne una voce dal cielo la quale il chiamò
due volte: «Frate Masseo, frate Masseo!». Ed egli
conoscendo per ispirito che quella era voce di Cristo, si
rispuose: «Signore mio!». E Cristo a lui: «E
che vuoi tu dare per avere questa grazia che tu domandi?».
Risponde frate Masseo: «Signore, voglio dare gli occhi
del capo mio». E Cristo a lui: «E io voglio che
tu abbi la grazia e anche gli occhi». E detto questo,
la voce disparve; e frate Masseo rimase pieno di tanta grazia
della disiderata virtù della umiltà e del lume
di Dio, che d'allora innanzi egli era sempre in giubilo; e
spesse volte quand’egli orava, faceva sempre un giubilo
informe e con suono a modo di colomba ottuso: U U U, e con
faccia lieta e cuore giocondo istava così in contemplazione.
E con questo, essendo divenuto umilissimo, si riputava minore
di tutti gli uomini del mondo.
Domandato da frate lacopo da Fallerone, perché nel
suo giubilo egli non mutava verso, rispuose con grande letizia
che, quando in una cosa si truova ogni bene, non bisogna mutare
verso.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.